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Trascendentale
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Il termine mwawmwbatrascendentale, da non confondersi con "mwbqtrascendente", ha assunto in filosofia diversi significati: comparso per la prima volta nella mwbgfilosofia medievale per designare una proprietà massimamente «mwbwuniversale», fu rielaborato dal filosofo tedesco mwcaKant e dagli mwcqidealisti tedeschi mwcgFichte e mwcwSchelling in riferimento a ciò che esiste «in sé e per sé», ma è funzionale ad altro da sé; quest'ultimo significato è stato riadattato infine dalla mwdafenomenologia di mwdqHusserl.

Contents

Note

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Trascendentale nella scolastica medievale

Il termine mweqtrascendentale fu usato per la prima volta nella filosofia medievale mwegscolastica e, specificamente, si sviluppò attraverso le iniziali elaborazioni concettuali di mwewFilippo il Cancelliere, mwfaGuglielmo d'Alvernia e mwfqGuglielmo d'Auxerre. Trascendentali erano considerate quelle prerogative proprie di Dio, dalle quali non può prescindere la sua stessa pensabilità. Il concetto di trascendentale e le sue specificazioni furono elaborati per la prima volta da Filippo il Cancelliere nella sua mwfgSumma de bono (1225-1228)cite-ref-1[1], e nominati solo più tardi con il termine latino mwgwtrascendentalia nella mwhaSumma del domenicano mwhqRolando da Cremonacite-ref-2[2]. Filippo il Cancelliere individuò i trascendentali in quattro Nomi Divini, dai quali non può prescindere la pensabilità di Dio: mwigens, l'essere; mwiwunum, l'unità; mwjaverum, la verità e mwjqbonum, il bene. A questi quattro concetti trascendentali mwjgGuglielmo d'Alvernia aggiunse successivamente il termine mwjwpulchrum, la bellezza, sulla scorta del pensiero di mwkapseudo-Dionigi l'Areopagita.

Guglielmo d'Auxerre apporterà all'elaborazione filosofica di Filippo il Cancelliere un importante contributo attraverso una giustificazione dei trascendentali. Afferma Guglielmo che è constatabile che l'esse puro può essere pensabile solo come mwkgunum, in quanto esiste un'identità fra l'essere e l'unicità di Dio. Proseguendo, sarà necessario ammettere che l'essere semplice, la mwkwsubstantia simplex, che è Dio, deve essere anche autosufficiente e, dunque, anche in sé mwlabonum, ossia identico alla sua bontà. L'identità fra mwlqunum e mwlgbonum conduce a riconoscere che essa è assolutamente vera, in quanto verità partecipe alla verità in sé che costituisce Dio, dunque al trascendentale mwlwverum.cite-ref-3[3]

mwnqTommaso d'Aquino applicava i trascendentali a quei mwngconcetti che hanno una loro universalità, quali ad esempio unità, verità e bontà:cite-ref-5[5] questi, in un primo grado di universalità, si riferiscono concretamente a tutti gli esseri umani, ma se elaborati teoricamente dall'mwowintelletto e dalla volontà di un essere perfetto come mwpaDio, acquistano, per così dire, una "somma universalità" che si esprime, appunto, nel termine mwpqtrascendentale.cite-ref-10[10]

Dio causa sempre le Sue creature secondo una [[causa (filosofia)#Aristotele|causalità equivoca]]: la [[forma (filosofia)|forma]] della causa agente è sempre simile a quella dell'effetto, ma possiede un grado di essere sempre maggiore e mai uguale (in termini di unità, verità, bontà, bellezza e valore). Infatti, Dio è infinito e la creatura è finita ed ha quindi una capacità finita di imitarLo e parteciparLo.<ref&#x3E;{{cita libro|url=https://books.google.it/books?id=6XDGXOBoeWgC&#x26;pg=PA129|pagine=128&#x2D;129|anno=1998|titolo=Ontologia e metafisica|autore=Battista Mondin|editore=ESD|capitolo=5&#x2D;Analogia dell'essere|edizione=|serie=Manuale di filosofia sistematica in 6 volumi|volume=3|ISBN=|OCLC=43424782|città=Bologna}}</ref&#x3E; {{senza fonte|Inoltre, gli enti partecipano le perfezioni trascendentali di Dio secondo l'[[analogia (filosofia)#Tommaso d'Aquino|analogia di attribuzione]] intrinseca: il trascendentale è presente in Dio necessariamente e negli enti che vi partecipano solo accidentalmente, in base a un rapporto di dipendenza che è anche causale. È infatti Dio unicamente che possiede l'essere per essenza e che dona l'essere alle creature esistenti, che altrimenti non potrebbero nemmeno partecipare dei Suoi trascendentali.}}

Trascendentale in Kant

«Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupi, in generale, non tanto di oggetti, quanto del nostro modo di conoscere gli oggetti nella misura in cui questo deve essere possibile

a priori


(I. Kant, Critica della ragion pura, A12 cite-ref-11[11])

In mwsqKant il termine mwsgtrascendentale passò a significare il meccanismo "formale" della mwswconoscenza, a prescindere cioè dal contenuto di essa.cite-ref-12[12] Kant infatti vuole spiegare non mwuache cosa si conosce, ma mwuqcome avviene la conoscenza, ossia definire i presupposti teorici che rendono possibile la conoscenza.

Essa è per un verso passiva, in quanto si basa su dati mwuwsensibili che noi acquisiamo, appunto, passivamente ma, per altro verso, è attiva, poiché siamo dotati di "mwvafunzioni trascendentali", di modi di funzionamento dell'mwvqintelletto che automaticamente si attivano nel momento stesso in cui riceviamo i dati mwvgsensibili. Nel caso del primo grado del conoscere, l'mwvwintuizione, noi mettiamo istantaneamente in azione le funzioni di mwwaspazio e mwwqtempo; cioè discriminiamo, selezioniamo attivamente i dati sensibili nello spazio e nel tempo.

Questi modi di funzionamento della conoscenza sensibile non sono un'attività ulteriore che noi mettiamo in esecuzione, ma peculiarità specifiche del nostro stesso intelletto.

«Non bisogna chiamare trascendentale ogni conoscenza a priori, ma soltanto quella onde conosciamo che, e come, certe rappresentazioni (intuizioni e concetti) vengono applicate, o sono possibili esclusivamente a priori: cioè la possibilità della conoscenza o l'uso di essa a priori.

»

Kant inoltre afferma che le funzioni trascendentali hanno caratteristiche di "necessità" - poiché la nostra mwyqragione le mette necessariamente in azione tanto che anche se volessimo non potremmo fare a meno di usarle - e di "universalità", perché appartengono, allo stesso modo, a tutti gli uomini dotati di ragione.

Dette funzioni - spazio e tempo, nel caso dell'intuizione -, sono dunque da sempre presenti prima ancora di ricevere il primo dato sensibile, in quanto non sono altro che il modo di funzionare della nostra ragione. Infatti entrano subito in azione non appena si riceve il primissimo dato sensibile.

«...Pertanto né lo spazio né una sua qualsiasi determinazione geometrica a priori sono rappresentazioni trascendentali: lo sono invece soltanto la conoscenza dell'origine non empirica di queste rappresentazioni e la possibilità che tuttavia posseggono di riferirsi a priori agli oggetti dell'esperienza.

»

Esse non vanno confuse con gli "mwaquniversali" ricavati dall'mwagesperienza, perché sono presenti mwawprima dell'esperienza e non vanno neppure identificate con le mwbaidee innate, le quali si presentano dotate di un contenuto (come ad esempio l'idea innata di Dio), che le funzioni, invece, non hannocite-ref-15[15]

Possiamo dunque affermare che esse sono mwcgmwcwa priori, precedono, cioè, l'esperienza, ovvero la "mwdatrascendono", in quanto "stanno al di là" dell'esperienza stessa; ma allo stesso tempo sono "mwdqimmanenti", in quanto esse diventano reali, acquistano valore effettivo, e il loro funzionamento da potenziale diviene mwdgattuale, solo quando si "incarnano" con i dati sensibili.

Pertanto, si potrebbe definire il "trascendentale" come una sintesi di "immanente" e "trascendente"cite-ref-16[16]

Il significato di trascendentale nell'Idealismo tedesco

Il termine "trascendentale" venne ripreso dagli mwfwidealisti mwgaJohann Gottlieb Fichte e mwgqFriedrich Schelling come sinonimo di mwggfunzionale o mwgwcostitutivo, per designare il loro stesso mwhaidealismo: questo è per costoro un postulato filosofico da ammettere mwhqmwhga priori, tramite mwhwintuizione intellettuale, necessario al costituirsi non solo della mwiaconoscenza umana, ma (a differenza di Kant) anche della mwiqrealtà mwigoggettiva. Fichte riconosceva infatti a Kant il merito di essersi avvicinato alla concezione idealistica con la dottrina dellmwiw'mwja"mwjqio penso", o "appercezione trascendentale", che rimaneva però un mwjgprincipio formale della realtà. L'idealismo trasforma lmwjw'mwkaio penso in un principio costitutivo, materiale, della realtà stessa, cioè nell'mwkqIo assoluto.

Trascendentale è, in particolare, l'mwoaatto con cui l'Io produce il mwoqmondo. Questo atto non può essere dimostrato per via razionale, ma va presupposto all'inizio con un atto mwogintuitivo-intellettuale in questo senso mwowtrascendentale: mwpaforma e contenuto, mwpqtrascendente e mwpgimmanente, prima della creazione della realtà (mwpwautocoscienza) e contemporaneamente coincidente con essa (mwqaautocreazione).cite-ref-18[18] Schelling intitolò la sua opera più celebre mwrqmwrgSistema dell'idealismo trascendentale (mwrwSystem des transzendentalen Idealismus, 1800), in cui ricostruiva i momenti attraverso i quali la mwsacoscienza perveniva all'mwsqAssoluto, unità di mwsgspirito e mwswnatura. Il momento più elevato era costituito dall'mwtaarte, in cui l'mwtqintuizione intellettuale, divenendo oggetto a se stessa, come intuizione mwtgestetica, coglieva quell'mwtwunità in maniera in parte conscia e in parte mwuainconscia.

Trascendentale nelle scienze romantiche

Il significato idealistico di trascendentale non si limitò all'ambito filosofico, ma fu applicato alle mwuwscienze dell'epoca romantica, come la mwvabotanica, l'mwvqanatomia, la mwvgchimica,cite-ref-browne-19-0[19] per indicare le caratteristiche di un «mwwwtipo-mwxaideale» (in tedesco mwxqUrform o mwxgUrtyp), cioè di un mwxwprototipo spirituale, puramente intuibile col pensiero, che mwyaadattandosi all'mwyqambiente produceva l'infinita varietà della manifestazioni naturali visibili, in maniera appunto trascendentale, dando luogo a un continuo mwygdinamismo mwywmetamorfico a partire da una mwzaforma mwzqprimordiale mwzgunitaria.cite-ref-browne-19-1[19]

Esempi di tale applicazione, che si ebbero nel contesto della mw1amw1qNaturphilosophie tedesca, furono lmw1g'mw1wmw2aUrpflanze di mw2qJohann Wolfgang von Goethe, il quale nella sua mw2gmw2wMetamorfosi delle piante vi vedeva la mw3asintesi della molteplicità degli organismi e delle strutture vegetali,cite-ref-20[20] la teoria mw4qvertebrale del mw4gcranio di mw4wLorenz Oken, secondo cui il mw5acapo era una riproposizione modificata delle mw5qvertebre del mw5gtorace in base al principio «tutto in ogni cosa»,cite-ref-browne-19-2[19] la morfologia trascendentale di mw6wRichard Owen,cite-ref-browne-19-3[19] o ancora la mw8azoologia di mw8qKielmeyer, mw8gLink, mw8wTreviranus, l'mw9aanatomia comparata di mw9qWolff e mw9gBlumenbach, il pensiero mw9wbotanico di mw-aBatsch.cite-ref-21[21]

Trascendentale nella fenomenologia husserliana

mw-wEdmund Husserl riadatterà, agli inizi del mwaqaXX secolo, il significato di trascendentale, sostenendo come ogni atto soggettivo della coscienza sia da comprendere alla luce della mwaqefenomenologia come dotato di mwaqiintenzionalità, cioè sia rivolto sempre ad un oggetto ed esista in funzione di questo.cite-ref-22[22] In tal modo Husserl intende concentrare la propria attenzione sulla coscienza, nel suo rapportarsi al mondo e agli altri io, distogliendola dalla questione della realtà del mondo esterno, che viene sospesa attraverso l'mwaqcepoché e non considerata pertinente al problema della struttura dell'io trascendentale, che per Husserl si costituisce come la condizione di possibilità dell'esistenza sia della coscienza, sia degli oggetti, siano questi materiali e ideali. Il mondo cioè per Husserl è costituito fenomenologicamente dalla coscienza, non nel senso che sia creato da essa, ma perché la sua possibilità di esistenza è contenuta nell'io trascendentale.cite-ref-23[23]

Note

cite-note-11. Philippi Cancellarii, mwariSumma de Bono, ed. N. Wicki, Editiones Francae, Bernae MCMLXXXV; Jan Aertsen, mwarm"The Beginning of the Doctrine of the Transcendentals in Philip the Chancellor (ca. 1230)" (PDF), mwarqMediaevalia, Textos e Estudos, 7–8: 269–286.
cite-note-22. mwargSumma Magistri Rolandi Cremonensis O.P. Liber Tertius, a cura di A. Cortesi, Bergamo 1962
cite-note-33. mwarwGiulio D'Onofrio, mwar0Storia del pensiero medievale, Roma, Città Nuova, 2011, pp.mwar4 402-403.
cite-note-giustiniani-41. mwasqMet. libro mwasuBeta 998 b 22. Come citato in mwasymwascPasquale Giustiniani, mwasgmwaskLa sintesi teologica di fra' Tommaso d'Aquino di fronte alla divina bellezza (mwasomwassPDF), in mwaswAisthema International Journal, II, n.mwas0 1, Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, sezione "S. Tommaso d'Aquino", 28 marzo 2015, pp.mwas4 23-42, mwas8OCLCmwata mwate905765288. (mwatmivi: p. 23; mwatqversione Open Access, ripresa nel seminario di studio del mwatu4 luglio 2021
cite-note-55. Egli li attribuiva alle tre proprietà dell'essere elencate da Aristotele nella mwatkmwatoMetafisica.cite-ref-giustiniani-4-0[4]
cite-note-62. Esso è il luogo di tutte le determinazioni possibili degli enti in mwauiatto nel loro massimo grado possibile. È radicalmente diverso dall'Essere di mwaumHegel che, nella sua totale indeterminatezza, è uguale e non distinguibile dal nulla, e trova una sintesi superiore nel mwauqdivenire.
cite-note-gilbert-73. mwau4Paul Gilbert, S.I. (Università Gregoriana, Roma), mwau8mwavaRes, un termine medievale dimenticato (mwavemwaviPDF), in mwavmSapere Aude, vol.mwavq 15, n.mwavu 30, Belo Horizonte, luglio/dicembre 2024, pp.mwavy 701-735, mwavcDOI:mwavg10.5752/P.2177-6342.2024v15n30p702-735, mwavkISSNmwavo 2176-2708, mwawiOCLCmwawm mwawq10596993896. mwawuURL consultato il 28 marzo 2025 mwawy(archiviato dall'mwawcurl originale il 28 marzo 2025). (mwawkivi: pp. 712-713 e 719)
cite-note-84. «Nel primo caso qualcosa viene espresso nell’ente o affermativamente o negativamente; ma non si trova qualcosa che sia detto affermativamente in modo assoluto a riguardo di ogni ente all'infuori della sua essenza, secondo la quale si dice che esso è, e così viene imposto il nome "cosa" (mwaw0res), il quale differisce da 'ente', secondo mwaw4Avicenna, per il fatto che "ente" viene preso dall'mwaw8atto di essere, mentre "cosa" esprime la mwaxaquiddità o l'mwaxeessenza dell'ente» (mwaxiDe veritate, q. 1, a. 1, 77).
cite-note-95. In mwaxyI Sent., d. 31, q. 2, a. 1: «Deus est causa omnis pulchritudinis inquantum est causa consonantiae et claritatis». In mwaxcIV De Divinis Nominibus, lect. 5, n. 339: «Deus tradit pulchritudinem, inquantum est causa consonantiae et claritatis in omnibus».
cite-note-1010. mwaxsBattista Mondin, mwaxwStoria della metafisica, volume 2, Bologna, ESD, 1998, pp. 564-565. Nel primo articolo della mwax0Quaestio disputata de veritate (q. 1 a. I) elenca cinque trascendentali dell'ente:cite-ref-giustiniani-4-1[4]cite-ref-6[6] mwaycin se; mwaygres (momento affermativo); mwaykunum (momento negativo); mwayoad aliud (rispetto all'mwaysanima); mwaywaliquid (momento negativo); mway0verum et bonum (momento affermativo). L'Aquinate propone una duplice distinzione fra l'ente considerato in sé stesso e l'ente considerato rispetto all'altro-da-sé (l'anima), distinguendo poi ulteriormente fra un momento affermativo e uno negativo. Esplicitamente afferma che la mway4res è la prima determinazione dell'ente, mentre il vero e il buono sono colti dall'anima con la sua facoltà appetitiva (il bene è ciò che è desiderabile) e mway8intellettiva (il vero mwazaintelligibile è l'oggetto della conoscenza). La mwazeres e lmwazi'mwazmaliquid stanno ad indicare la determinatezza dellmwazq'mwazuEsse ipsum subsistens tomistico:cite-ref-gilbert-7-0[7]cite-ref-8[8] L'elenco non comprende il bello, sebbene san Tommaso, citando la mwaz4consonantia et claritas dello mwaz8pseudo-Dionigi Areopagita, avesse identificato in Dio la causa prima di qualsiasi bellezza.cite-ref-9[9]
cite-note-1111. in Johannes Baptist Lotz, Massimo Marassi, mwaacEsperienza trascendentale, Vita e Pensiero, 1993 p.10
cite-note-1212. Egli respinse così la teoria classica dei trascendentali:cite-ref-gilbert-7-1[7] «[Anche se i trascendentali] non venissero annoverati fra le categorie, dovevano valere. Tuttavia […] come concetti a priori degli oggetti. In tal caso, però, verrebbero ad accrescere il numero delle categorie, il che non può essere». Le categorie sono quelle delle e due edizioni della sua prima mwaa8Critica (2004, A 80 e B 106).cite-ref-gilbert-7-2[7] I tre trascendentali classici (uno, vero, buono) si possono ricondurre a queste categorie, risultando inutili (Kant 2004, B 113): all'unità (mwabqunum), alla pluralità (mwabuverum) e alla totalità (mwabybonum).cite-ref-gilbert-7-3[7]
cite-note-136. mwab4Critica della ragion pura, B 80/A 56 (tr. di Pietro Chiodi, Torino, UTET, 1967, p. 90.
cite-note-147. mwaciOp.cit. ibidem
cite-note-1515. Lorenzo Martini, mwacyStoria della filosofia, Volume 3, 1ª Edizione, Pirotta, 1842 p.156.
cite-note-1616. Antonio Banfi, mwacoPrincípi di una teoria della ragione, Editori Riuniti, 1967 p.431
cite-note-178. mwac4mwac8mwadaLa pianta primordiale, su mwadeekologhia.wordpress.com, 2015.
cite-note-1818. Martin Heidegger, mwaduSchelling. Il trattato del 1809 sull'essenza della libertà umana, (mwadyAppendice, p.305), Guida Editori, 1998
cite-note-browne-1919. citereftreccani-l-ottocento-biologia-la-morfologia-trascendentale-in-gran-bretagna-storia-della-scienzaJanet Browne, mwaeamwaeeL'Ottocento: biologia. La morfologia trascendentale in Gran Bretagna, in mwaeiStoria della scienza, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2003.
cite-note-2020. mwaeySalvatore Nicastro, mwaecmwaegL'Urpflanfze di Goethe, su mwaekariannaeditrice.it, 2010.
cite-note-2121. mwae0(mwae4mwae8EN) Timothy Lenoir, mwafamwafeGenerational Factors in the Origin of "Romantische Naturphilosophie", in mwafiJournal of the History of Biology, vol.mwafm 9, n.mwafq 1, 1978, pp.mwafu 57-100, mwafyJSTORmwafc mwafg4330692.
cite-note-2222. Husserl ne tratta in particolare nelle mwafwmwaf0Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica e, più diffusamente, nelle mwaf4mwaf8Meditazioni cartesiane, del 1931.
cite-note-2323. mwagmNicola Abbagnano, Giovanni Fornero, mwagqLa ricerca del pensiero - Storia, testi e problemi della filosofia. 3B, dalla fenomenologia a Gadamer, Milano, Pearson Italia, 2012, pp.mwagu 14, 15, 16.

Bibliografia

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Voci correlate
Collegamenti esterni

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• mwajk(EN) Bibliografia degli scritti di Jan Aertsen sulla storia dei trascendentali, su ontology.co.